"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

31 mar 2016

BLIND GUARDIAN - UN ESEMPIO DA SEGUIRE? (Parte I)



Analizzando la Classifica dei migliori album del 2015 redatta dal nostro Lost In Moments, e il dibattito interno alla redazione che ne è scaturito sullo stato di salute del Metal contemporaneo (leggi qui e qui), ho cercato di ascoltare ancor meglio di quanto usualmente faccia l’opera dei primi classificati. Vale a dire “Beyond the Red Mirror” dei Blind Guardian.

Premesso che sono totalmente d’accordo con la relativa recensione già pubblicata sul nostro Blog, debbo dire che questo platter mi ha suscitato dei ragionamenti relativi al “modo di invecchiare” delle band cardine dell’H.M. 
I Blind Guardian, al di là dei gusti personali, possono, anzi devono, essere considerati tali: una band "cardine". E quale migliore occasione di farlo se non quella in concomitanza con l’uscita del decimo studio-album? Dieci album...E’ davvero un bel traguardo. Non da tutti.

A cura di Morningrise

Di band “cardine”, di numi tutelari nella nostra musica preferita ve ne sono ancora parecchi in circolazione; chi con venti, chi con trenta-trentacinque anni di gloriosa carriera alle spalle.
Ma il punto della mia riflessione odierna è: come si fa a invecchiare bene? Come si fa a invecchiare nel modo migliore possibile? C'è una sola via o ce ne sono tante per arrivarvi? 
E soprattutto: qual è la migliore "tattica" possibile da adottare dopo che si è giunti a dare il meglio di sé? Quando, insomma, tutto sembra già essere stato detto e suonato (artisticamente parlando, ovviamente)?

Ecco allora che rifletto sui Blind Guardian. E, al di là dell’aspetto “quantitativo” sopra accennato, è la “qualità” delle uscite discografiche che ci interessa e su cui ci preme riflettere.

Credo che sia obiettivo di ogni band riuscire a creare l’Opera Magna, quel disco che sia riconosciuto davvero da tutti (fans, critica, colleghi) come capolavoro assoluto, standard di un genere. Punto di arrivo e al contempo pietra miliare dalla quale partire per tutti coloro che si vogliano cimentare con quel determinato genere.

I Blind Guardian, come è noto, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo nel 1998 con “Nightfall in Middle-Earth”. Ora, le possibilità di azione dopo aver dato alle stampe un album definitivo di tal fatta sono molteplici. E tutte umanamente rispettabili. Ma non tutte artisticamente valide o apprezzabili. O quantomeno riuscite.

Di esempi, di vie da imboccare appunto, ce ne sono tante. Proviamo a citarne qualcuna basandoci sui dati fattuali.

-        C’è chi smette di pubblicare dischi, a tempo indeterminato (i Tool sono l’esempio più lampante, MM ha già trattato l’argomento: leggi qui) . Ed è anche il caso, più modestamente, degli ottimi Everon, che dopo il capolavoro “North” nel 2008 non hanno ad oggi più pubblicato una mazza. E' questa una scelta draconiana che sicuramente lascia un amaro retrogusto tra i fans.

-         C’è chi invece, non solo smette di pubblicare dischi, ma si scioglie del tutto…(vedi gli Isis)

-         Abbiamo poi quelli che scimmiottano il passato, cercano di recuperarlo, ma sempre con meno verve e meno ispirazione, mescolando un po’ le carte; rifanno, insomma, i vecchi dischi, che sanno di minestra riscaldata e non danno niente, o quasi, di nuovo né al genere né alla discografia stessa della band (non cito nessuno perché gli esempi sarebbero innumerevoli, anche se so che molti staranno pensando, ahimè, ai Maiden post-reunion)

-    Altra “categoria” molto numerosa è quella di coloro che svoltano stilisticamente in modo netto, repentino. Si buttano su un altro genere, chi con convinzione artistica e chi con una mal celata strizzatina d’occhio al mercato. I risultati, tendenzialmente, sono pessimi (chi ha detto Paradise Lost?). Tanto che poi si torna indietro, al sound delle origini, quello con il quale si è dato il meglio di sè. Con quanta credibilità? Spesso poca, o comunque con risultati molto modesti (mi sovvengono alla mente i Dark Tranquillity di “Damage done” dopo le più che buone svolte stilistiche di “Projector” e “Haven”). Ma a volte no. Anzi. A volte i risultati sono davvero buoni, se non ottimi (per cercare qualche esempio basta rileggersi la Rassegna sui dieci migliori album non metal fatti da band/artisti metal).
Personalmente, visto il dolore che mi ha provocato, non posso che citare in questa casistica i miei (ex) amati In Flames. Sono stati la band che, visceralmente e Maiden a parte, ho amato di più in gioventù. Poi, da “Rerout to Remain” in poi, è come se fossi stato pugnalato alla schiena dal mio migliore amico…ho continuato a dargli fiducia. Per uno, due, tre album. Ma dopo “Come clarity”, non ce l’ho più fatta e ho chiuso con loro…

E infine ci sono quelli che se la prendono comoda; che pubblicano un album ogni lustro, o giù di lì; che lo fanno solo quando hanno veramente qualcosa da dire, cercando di volta in volta di aggiungere qualcosa di nuovo e sensato alla loro discografia: il risultato, cioè, di una crescita, di un’evoluzione, di un percorso artistico&personale.

Insomma: la casistica cui appartengono i Guardian